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lunedì 18 novembre 2013
venerdì 25 ottobre 2013
Midollo osseo: quando salvare una vita costa troppo e non vale abbastanza
La generosità a volte non basta. Gli aspiranti donatori di ADMO sono bloccati da più di un anno: i test costano troppo e intanto le banche dati si svuotano.
In Trentino, nella nostra isola felice
in cui tutto funziona, la mala sanità viaggia su una altro livello.
Lungaggini burocratiche,L'Aziende
Sanitaria in altre faccende affaccendata, fondi regionali carenti
hanno bloccato da oltre un anno i prelievi di sangue necessari per
inserire i potenziali donatori di midollo osseo nel database
internazionale che permette ai malati di leucemia,tumori e anemia di
aumentare le possibilità di un trapianto.
Lo confermano, a bocca storta,
dall'APSS di Trento,più convinti dalla sede centrale di ADMO e dalla presidenza di ADMO Trentino, ma
lo confermano soprattutto gli aspiranti donatori che aspettano,alcuni
dal 2010, di poter effettuare il test di tipizzazione, ovvero di
mappatura genetica, necessario per entrare a far parte della banca
dati.
Sono oltre 650, solo in Trentino.
Mille secondo i dati ADMO in Lombardia,
altrettanti in Piemonte.
Il numero a livello nazionale
ammonterebbe a diverse migliaia.
Non è solo un problema locale dunque,
ma da qualche parte il bubbone doveva scoppiare. E il caso ha voluto
che proprio in Trentino un aspirante donatore, avvisato dalla
segreteria ADMO che purtroppo per effettuare il prelievo potrebbe
passare più di una anno (un altro), ha voluto raccontare la sua
storia.
“In trentino abbiamo quasi 300
donatori all'anno, e abbiamo i volontari più giovani d'Italia- ha
raccontato la vice presidente ADMO Trentino Ivana Lorenzini- eppure
siamo costretti a farli attendere,ancora e ancora, e io sono
veramente costernata, dispiaciuta e amareggiata, stufa di ricevere
lettere e e mail di volontari che lamentano questo disagio.”
E' una questione di soldi, ancora una
volta. Le strutture nei laboratori trentini ci sono, quello che manca
è la voglia di investire (e questa è una scelta che sta ad ogni
regione)nei nuovi tipi di test.
“ La legge europea recepita a livello
nazionale impone un'analisi in alta definizione, molto costosa
specialmente per le piccole realtà- ha spiegato ancora Ivana
Lorenzini- ora è necessario valutare tutti e quattro i livelli di
compatibilità, non più solo i primi due. Come associazione non
abbiamo i fondi per pagarli di tasca nostra,e i contributi regionali
non arrivano. Dall'APSS dicono che stanno lavorando, ma evidentemente
non a questo. Abbiamo donatori fermi dal 2010.”
A mettere i bastoni fra le ruote
all'importantissimo lavoro di ADMO ci pensano tanti fattori, nuove
norme, borse di studio che finiscono, fondi che calano.
Tanti cittadini privati contribuiscono
con donazioni, con il 5 per mille, ma spesso proprio dalle
amministrazioni manca il sostegno necessario e intanto la lista dei
malati in attesa di midollo si allunga.
Oggi una nuova “tavola rotonda” fra
APSS e ADMO potrebbe sbloccare questa situazione, decidendo se
mandare i campioni di sangue fuori regione, per effettuare i test in
centri più grandi, o se finalmente investire per realizzarli in loco. Per i potenziali donatori comunque, ci vorrà almeno un
altro anno per uscire da questo limbo.
Per un malato di leucemia, o di altre
malattie potenzialmente curabili con le cellule staminali contenute
nel midollo osseo la probabilità di trovare un donatore compatibile
è molto bassa, una su 100.000 fuori dal nucleo famigliare.
Per questo è vitale che nelle 51
banche dati internazionali ci siano più potenziali donatori
possibili.
E se qualcuno delle migliaia di
aspiranti donatori trentini e italiani che da anni aspettano di
essere inseriti nelle liste fosse proprio quell'uno su 100.000?
E se qualcuno fra “color che son
sospesi” in questi anni di languire burocratico, avesse potuto
salvare una vita?
Non c'è modo di saperlo, ma è
necessario che associazioni,aziende sanitarie e Regioni si impegnino
per risolvere questa situazione drammatica.
Penso se ad essere malato fosse mio
figlio,mia madre, mio fratello.
Nella ricerca disperata di un donatore,
potrei accontentarmi degli “E se...?”.
mercoledì 21 agosto 2013
Una società che è la fine del mondo.
Altro che fine del calendario maya, ecco come la razza umana
si estinguerà.
Che l’armageddon sia uno dei temi preferiti all’interno
nella nostra cultura non si piò negare. Abbiamo sentito innumerevoli, profezie,
pronostici e dibattiti. Visto migliaia di film, decine di documentari
immaginato centinaia di mondi apocalittici e post apocalittici. Ma a spazzare via
il genere umano dal globo molto probabilmente non sarà né un virus letale, né
il riposizionamento dei poli magnetici, né un asteroide, né un attacco di
cavallette intergalattiche né un’apocalisse di zombie (peccato, a quella ero
già pronta).
In una realtà tristemente molto più semplice la fossa ce la stiamo scavando da soli. Il 20
agosto è stato l’ ”Earth overshoot day” del 2013, che non è il nome di una festa
trasgressiva in un locale di Amsterdam, ma il giorno in cui secondo il GlobalFootprint Network abbiamo iniziato a consumare più risorse di quante ne
disponga il pianeta terra.
Questa data si ottiene confrontando le risorse terrestri con
il consumo che ne viene fatto all’interno di un’equazione: capacità biologica mondiale/consumo ecologico mondiale moltiplicato per
365. La data che si ricava è approssimativa, ma in situazione di parità
dovrebbe risultare un rapporto 1:1, che significherebbe che consumiamo il
100%di ciò che la Terra mette a disposizione senza andare in debito.
Quest’anno però il rapporto si è spostato verso l’ 1:1,5,
fissando l’Overshoot Day ad agosto, il che significa che stiamo consumando un
pianeta e mezzo di risorse all’anno. Di
questo passo, nel 2050 avremo bisogno di
due Terra per offrire abbastanza acqua, aria e cibo all’intera popolazione
mondiale.
Lo scenario, è degno dei più catastrofici kolossal
hollywoodiani: i cambiamenti climatici già percepibili aumenteranno
esponenzialmente con conseguente desertificazione di aree sempre più vaste, la
stragrande maggioranza delle specie animali si estinguerà, le verdi foreste
pluviali saranno un lontano ricordo, così come la società che conosciamo. L’impoverimento
del pianeta farà schizzare alle stelle i prezzi delle materie di prima
necessità, si finirà con l’uccidersi a vicenda per acqua, cibo ed aria. Le conseguenze,
guerra, fame, malattia e morte, galoppano verso di noi più velocemente del
previsto.
I mercati emergenti, Cina in testa, sono i responsabili
principali del saldo in negativo del conto con la Terra, ma a guardare bene l’intero
pianeta è corresponsabile: la Tigre Asiatica produrrà pure il 75% dell’anidride
carbonica totale, ma il 30% di questa è causata dalla produzione di prodotti
per l’esportazione. Complessivamente, l’80% della popolazione mondiale vive in stati
che consumano più di quanto il loro territorio sia in grado di produrre.
Questo è il prezzo del benessere: meglio stanziare, come ha
fatto un potente industriale sudafricano, centinaia di milioni di dollari per
la colonizzazione di Marte continuando a spremere a morte il nostro pianeta,
piuttosto che rinunciare alla seconda macchina per famiglia, alla bistecca
tutti i giorni, ai viaggi low-cost.
E’ davvero questo quello che la nostra grande razza umana,
con la sua tecnologia, il suo intelletto, la sua cultura, è in grado di fare?
Spostarci di zona fertile in zona fertile prosciugandola fino a quando nulla
resterà? Parafrasando un grande film sulla fine del mondo “c’è solo una forma
di vita che si comporta così, una sola. I batteri.”
Forse, a salvare la Terra sarà la Terra stessa, comportandosi
come un organismo con un’infezione estesa e trovando una via per sopprimere la “piaga
umanità”. Forse ci consumeremo lentamente, mentre i più ricchi migrano verso
mondi lontani guardando i nostri figli morire di fame, di sete, o senza aria.
Una cosa è certa, non sarà rapido come un’esplosione
atomica, come l’impatto con un meteorite, e non sarà indolore. Non basterà
barricarsi in un centro commerciale
armati fino ai denti, nascondersi in cantina con le provviste, aspettare che l’eroe
di turno trovi una cura per il virus letale.
Qui, l’unico eroe che può fare la differenza è ognuno di
noi, imparando a consumare ciò che ci è concesso, non ciò che ci spetta perché siamo
anti in questo emisfero. Imparando che l’equità e l’uguaglianza sono due cose
diverse, che “decrescita” è una parola facile da dire quanto “crescita”.
Per il resto, siamo solo un puntino nell’universo, e
nessun angelo dalla spada guizzante verrà a salvarci dal destino che ci siamo
meritati, giorno dopo giorno.
mercoledì 31 luglio 2013
Corrotti d'Italia: se berlusconi è colpevole chi sono gli innocenti?
Considerazioni e mugugni attorno all'illusione della condanna a Silvio.
Mi sono fatta prendere anch'io dalla
frenesia per la sentenza definitiva sulla frode fiscale di
Berlusconi.
Per qualche ora ho incrociato le dita
sperando di vedere finalmente in galera un delinquente che delinque
fingendosi anche paladino dei giusti.
Ho scongiurato per vedere finalmente
quella dentiera sorridente, quella faccia da deretano in plasticone
dietro le sbarre o in fuga ad Hamamet.
Ma poi, nel giro di qualche
ora,l'entusiasmo ha iniziato a scemare.
Ho riportato in cantina la bottiglia di
vino che mio padre aspetta di stappare dal '94.
Non perchè pensi che San Silvio se la
caverà anche sta volta, magari alla fine lo condannano davvero,
chissà.
Solo mi sono resa conto di quanto
illusorio sia aspettare in grazia la condanna, sociale più che
giudiziaria, di un un metro e cinquanta di ometto che la condanna, al
reso degli italiani, la sta facendo scontare da vent'anni.
Berlu cadrà probabilmente in piedi su
quelle gambette corte, si luciderà la pelata e andrà a farsi
qualche ragazzina in Sardegna sfoderando la bandana nuova come ogni
estate.
Eppure per questo processo si stanno
spendendo fiumi di inchiostro, giorni di dirette televisive,
kilometri di carta stampata, migliaia di battutine da bar e sproloqui
fra amici alla terza birretta.
Ma mentre si faceva il totopena sul
processo Ruby, mentre si puntavano tutti i riflettori sulla testa di
Berlusconi (con attenzione all'effetto gibigiana) sono passati sotto
silenzio processi e casi giudiziari ben più importanti, e reati più
vergognosi:
Le scarcerazione degli agenti di
polizia che hanno massacrato Federico Aldrovandi, che nel 2005 hanno
ammazzato di botte, spezzandogli tre manganelli sulla schiena e sul
cranio,un ragazzo di 19 anni durante un controllo di routine.
I sindacati di categoria hanno avuto
anche il coraggio di dargli il bentornato, io personalmente sarò un
po' più in ansia ogni volta che vedrò una divisa e un manganello.
L'assoluzione dei poliziotti che erano
indagati per il caso Cucchi, geometra romano trentunenne morto mentre
era sotto custodia cautelare, con gli occhi pesti, le echimosi in
volto,senza la possibilità di telefonare alla propria famiglia. I
medici sono stati condannati, evidentemente decisivi per la dipartita
di Stefano i colpi di stetoscopio e di abbassalingua.
27 suicidi e 57 morti in cella nelle
carceri nell'ultimo semestre. Ma nessuno era stato invitato al bunga
bunga quindi niente edizione straordinaria per loro.
L'estradizione dalla Spagana di
Francesco Puglisi, che a Rebibbia dovrà scontare, come altri nove
ragazzi, quattordici anni di carcere per “devastazione e
saccheggio” nel corso del G8 del 2001 di Genova. Colpirne uno per
educarne cento diceva una volta un altro celebre pelato, quattordici
anni di galera non sono certo un castigo lieve (Berlu in tutto non
ne rischia più di quattro) mentre le circa 200 denunce per percosse
a manifestanti da parte delle forze dell'ordine sono state
archiviate, indultate o sono andate prescritte. Anche quelle per la
mattanza alla scuola Diaz.
Sono solo pochi esempi di quello che
veramente sta andando storto nella giustizia e nella società
italiana.
Quello che vent'anni di berlusconismo
hanno lasciato a questo paese è molto peggio di un conflitto di
interesse, dei senatori corrotti, di uno Stato frodato.
Mi guardo in giro, in mezzo a una
generazione che sta diventando sempre più arrivista, razzista,
iniqua, ipocrita e disposta a tutto: il problema non è Silvio
Berlusconi, sono i milioni di Italiani che, più o meno apertamente,
non solo non si preoccupano del fatto che il tre volte presidente del
consiglio l'abbia fatto o no, ma addirittura pensano che se l'avesse
fatto, avrebbe fatto bene a rubare, mentire, corrompere, spergiurare
e scopare sedicenni, perchè loro farebbero lo stesso.
Preoccuparsi che Berlusconi finisca in
galera adesso è come agitarsi per l'estrazione di un dente marcio
quando la cancrena ha ormai invaso tutta la mascella, tutto il cranio
e gran parte del corpo.
Prima o poi, certamente, ci libereremo
del sempiterno Silvio, ma spurgare questa piaga di menefreghismo
dilagante, di corruzione d'animo imperante, di assuefazione
all'ingiustizia,sarà un processo lungo e magari fallimentare.
Non so quanto l'infezione sia estesa,
ma mi sento come un piccolo globulo bianco che lotta come un matto
contro la peste bubbonica: ho voglia di mollare e di andarmene da
questo organismo in rovina, ma so che se quello che resta delle
difese prendesse questa decisione, di questo paese non resterebbe
altro che una carcassa,pronta a imputridire.
venerdì 26 luglio 2013
Heil Phone:Il cellulare che uccide più di Hitler
Qualche giorno fa i possessori di
smartphone di tutto il mondo si sono allarmati al parossismo alla
notizia di un telefono di nuova generazione che aveva ucciso una
ragazza cinese con una scossa elettrica.
L'idea di un cellulare killer sembra
proprio non essere andata giù alla maggioranza dei cybernauti che
hanno guardato con sospetto il proprio satinato touch screen.
Per almeno cinque minuti.
Eppure,la gran parte dei telefoni
cellulari, dei tablet dei videogiochi e delle videocamere sono
costruiti sulla pelle di milioni di persone.
Il Coltan, lega di colombite e
tantalite, è uno dei conduttori principali dei chip alla base
dell'elettronica moderna, ed attorno alle sua estrazione dal 1998 in
Congo si sta consumando il più grave etnocidio dalla seconda guerra
mondiale.
Nello stato africano, dove si stima
riposino oltre il 60% delle riserve del minerale, le possibilità di
guadagno derivanti del materiale, il cui costo è passato dai 2 euro
a kilo dal 1994 ai quasi 600 di oggi, hanno originato scontri
interni, violenze e uno stato costante di sfruttamento della
popolazione e del territorio responsabili di un numero di morti che
varia dai quattro agli otto milioni in quindici anni,a seconda delle
stime.
Una media di 38.000 persone ogni mese
vengono uccise principalmente dalla malnutrizione e dalle
conseguenze dello sfruttamento intensivo all'interno delle miniere di
sabbia nera: le malattie derivanti dalla continua esposizione alle
polveri senza adeguate protezioni falcidiano adulti e
bambini,impiegati nei cuniculi in regime di semi schiavitù per una
paga di nemmeno 10 centesimi al giorno.
Il coltan,che emette radiazioni, causa
tumori e malformazioni anche negli abitanti dei villaggi sorti nelle
vicinanze dei siti di estrazione che stanno sventrando gran parte del
territorio congolese.
I guerriglieri ribelli uccidono,
stuprano e rapiscono i minatori nel tentativo di accaparrarsi il
potere sui giacimenti, col bene placido delle multinazionali
occidentali che finanziano con armi ed approvvigionamenti gli
eserciti irregolari, alla ricerca dell'offerta al prezzo più basso.
Le estrazioni illegali alimentano non
solo un conflitto senza precedenti per numero di morti e rifugiati,
ma contribuiscono anche alla deforestazione ed alla conseguente
estinzione di numerose specie animali fra quali il gorilla di
montagna: in Congo ne sopravvivono solo 600 esemplari.
Nel libro denuncia “Blood Coltan”
Alberto Vazquez-Figueroa addita Motorola Nokia e Siemens come le
compagnie più “cattive”, ma il materiale, diffuso anche in dvd,
pc,armi,apparecchi medici e fibra ottica, insanguina il buon nome di
quasi tutti i big dell'elettronica.
Anche se Apple e Samsung dichiarano di
pretendere dai produttori certificati che attestino la provenienza
del minerale da zone di estrazione controllate in Usa, Russia e
Thailandia i documenti sono solo autocertificazioni e quindi facili
alla contraffazione.
Solo la H.C Starck, affiliata di quella
Bayer chimici che si è resa artefice,oltre che dell'aspirina, dello
sciroppo per la tosse all'eroina e dei veleni per le camere a gas
naziste, è stata finora apertamente accusata di aver finanziato la
guerra in Congo, ma la lista di compagnie che si sono avventate come
avvoltoi sui nuovi giacimenti scoperti in Amazzonia, pronte a
smembrare la foresta ed estirpare le tribù autoctone, è lunga e
ricca di nomi altisonanti.
Dal 2012 Greenpeace sta spingendo
affinchè le aziende garantiscano la provenienza del Coltan da zone
di pace, ma solo un'informazione e un impegno crescente dei
consumatori potrà cambiare la situazione.
Questa denuncia potrà sembrare
ipocrita,scritta e magari letta proprio sullo schermo di uno
smartphone, ma la consapevolezza è il primo passo per allontanarsi
da un futuro che altrimenti si ergerà sulle ceneri nere di popoli
interi oltre che della nostra coscienza.
giovedì 18 luglio 2013
La scelta negata - quando avere un utero diventa una sfida.
Oggi come oggi, da questo lato del globo non possiamo lamentarci più di tanto del potere che le donne hanno sugli uomini.
Siamo circondate da donne potenti, prime ministro, segretarie alla difesa, ministre, capitane d'industria.
La stragrande maggioranza delle donne ha la possibilità di studiare e lavorare, abbiamo perfino le quote rosa in politica.
Sono certa che per i portatori di cromosomi XY, dovremmo ringraziare e non disturbare il manovratore.
Ma chissà perchè, a guardarsi un po' in giro, a fare zapping in tv, a leggere un giornale salta agli occhi il fatto che, come sempre, fra i proclami e la realtà c'è ancora una distanza siderale.
Ci sono donne che hanno potere sugli uomini, non c'è dubbio. Quello che ci manca è il potere su noi stesse, sui nostri corpi, sulle nostre scelte.
E' un pugno allo stomaco la storia di una ragazzina di 17 anni che rischia di morire dopo aver preso una dose altissima di pillole contro l'ulcera per provocarsi un aborto.
Nel 2013, in Italia, dove sulla carta una legge garantisce ad ogni donna, anche alle minorenni, di interrompere una gravidanza mantenendo l'anonimato, l'obiezione di coscienza di medici voltagabbana, il giudizio di moralisti e pro vita, la disinformazione sulle procedure burocratiche e cliniche rischiano di riportarci ai tempi degli attaccapanni, dei ferri da calza e delle pompe da bicicletta.
Ma prima di ritornare dalle mammane, di imbottirsi di marmellata lassativa, di bere decotti di prezzemolo rischiando di morire per le infezioni, per le emorragie che le violente contrazioni procurate dai metodi abortivi risalenti al medioevo possono provocare, è bene ricordare come stanno le cose, almeno per ora, in Italia.
Prima di tutto la prevenzione: anche per le più giovani preservativi e altri contraccettivi sono a disposizione nei consultori, farsi prescrivere la pillola, il cerotto o l'anello anticoncezionale è un diritto da far valere anche con il medico curante, senza l'obbligo di visite interne.
Se un incidente o una leggerezza aumentano il rischio di una gravidanza indesiderata la "pillola del giorno dopo" Norlevo previene l'installazione dell'ovulo eventualmente fecondato nell'utero se assunta tempestivamente. NON E' UN ABORTIVO, FARMACISTI E MEDICI NON POSSONO FARE OBIEZIONE DI COSCIENZA per la prescrizione o la somministrazione. Se adducono questa scusa, potete chiamare i carabinieri. Non è comunque da considerare un contraccettivo, la pdg ha un forte impatto sull'organismo, come assumere in un colpo solo una decina di pillole anticoncezionali.
Se una gravidanza non voluta capita comunque le scelte sono poche: aborto o adozione. Per molte donne, giovani o meno, l'idea di portare avanti una gravidanza che si concluda con un'adozione è troppo dolorosa, per alcune è rischioso rivelare la propria condizione. Qualsiasi sia il motivo per cui una donna sceglie di interrompere una gravidanza, qualsiasi sia la sua estrazione sociale, la sua età, l'interruzione volontaria di gravidanza è un diritto, e come tale deve essere rispettato. Col sostegno dei consultori e la firma di un giudice tutelare anche le minorenni possono abortire in completo anonimato, senza coinvolgere i genitori. Nessuna donna è tenuta a dare spiegazioni su come sia avvenuto il concepimento, non sono solo le vittime di violenza a non volere un figlio.
Non voler portare a termine una gravidanza ad un certo punto della propria vita non significa essere delle poco di buono, delle egoiste , non significa che non si potrà avere una famiglia in futuro.
Chi cerca di convincerci del contrario è un falso.
Non siamo solo un contenitore per una futura vita, sono prima di tutto le donne il corpo e l'anima che vanno tutelate.
L'IVG è un intervento che deve essere garantito in maniera gratuita e tempestiva, alla faccia degli obbiettori che tante volte nelle loro cliniche private non fanno una piega ad eseguire aborti,anche tardivi.
Decine, centinaia, migliaia di donne lottano da secoli per permettere a noi donne del 2000 di scegliere per noi stesse. Nel lavoro, nella politica, nella nostra intimità.
Decine, centinaia. migliaia di donne lottano anche oggi per le libertà di pensare, di studiare, di esprimersi,di lavorare e di agire senza dover render conto agli uomini o ad una società maschilista destinata a decadere.
Decidere del nostro corpo significa decidere del nostro futuro.
Mi guardo indietro e vedo Saffo, Ipazia, Artemisia Gentileschi, Anna Bolena, Marie Curie, Evita Peron e Rosa Parks, vedo le partigiane che hanno combattuto e si sono fatte torturare e uccidere da ogni fascismo, le manifestazioni delle donne negli anni '70 per il divorzio e il diritto di scegliere, e non ho dubbi sulla forza che il nostro genere possiede, al di là del Minettismo ,del Mignottismo e delle orgettine.
Non ho dubbi quando leggo le storie di Hawa Abdi,la dottoressa somala che da una stanza dove assisteva le donne dalla prevenzione al parto ha costruito un ospedale attorno al quale è sorta una città.
Non ho dubbi vedendo la determinazione negli occhi di Malala Yousafzai, la ragazzina sopravvissuta ad un proiettile talebano che voleva zittire la sua richiesta di un diritto allo studio , quando dice "Non mi fermerete"
Per tutte le donne che hanno lottato, per ogni ragazza a cui i propri diritti sono negati non possiamo cedere nemmeno di un millimetro sui diritti che le nostre mamme e le nostre nonne si sono guadagnate con le unghie e con i denti.
La crociata antiabortista che sta prendendo piedi negli Usa e in Europa è solo un patetico tentativo di tarpare le ali ad una generazione di donne indipendenti e consapevoli di sè, trasformando la maternità, la nostra più grande ed esclusiva risorsa, in un giogo con cui tenere sotto controllo questa parte della società.
Non possiamo tornare indietro,non ora, perchè una nuova società, pronta a pretendere i propri diritti sociali,politici e civili, è pronta a nascere.
E speriamo che sia femmina.
lunedì 8 luglio 2013
Dimmi cosa compri e ti dirò chi sei: l'enigma del carrello della spesa.
Siamo davvero capaci di fare la spesa? O a quello che ci ha insegnato la mamma c'è qualcosa da aggiungere? Qualche consiglio per fare una spesa etica,intelligente e senza trucchi.

Sceglie dove: Il negozio dove
decidiamo di fare i nostri acquisti è la prima fra le possibilità
da valutare attentamente: se è sempre più difficile passare dal
panettiere,dal verduraio, dalla bottega di fiducia e si finisce
spesso per ripiegare sul più pratico supermarket anche nella grande
distribuzione di può cadere più o meno in piedi. Sui siti delle
principali catene trovate (o non trovate, e quella è già una bella
scrematura) informazioni su politiche ambientali ed etiche adottate
di punti vendita.
Scegliere come: Andare
a fare la spesa a piedi o in bicicletta, condividendo il tragitto in
automobile con altri consumatori invece di intasare strade e
parcheggi degli ipermercati, è un buon inizio. Ma Come portare a
casa la nostra spesa significa anche scegliere di trasportarla in
borse ecologiche e riutilizzabili (ad esempio in canapa) o in
cassette e cartoni che avranno così una seconda vita.
Scegliere cosa: Un
piccolo impegno nel valutare cosa mettiamo nel carrello,può fare già
una grande differenza:
Frutta e Verdura: Mettere
peperoni e melanzane, mele e pere, radicchio e lattuga pesate
separatamente nella stessa busta per arrivare alla cassa, non
rovinerà certo le proprietà di frutta e verdura ma permette di
risparmiare un bel po' di plastica. Prediligere prodotti locali e
stagionali,impiega il tempo di leggere un cartello ma fa risparmiare
un bel po' di CO2.
Imballaggi. Vi
capita mai di tornare a casa dopo la spesa e riempire un bidone di
rifiuti solo mettendola in ordine fra frigo e armadi? Gli imballaggi,
prevalentemente in plastica e pvc, possono essere diminuiti se non
addirittura eliminati. Scegliere tagli freschi di formaggi,carne e
affettati, eviterà l'accumulo di vassoietti in plastica e
polistirolo ed ettari di celophan, prediligendo la “vecchia”
confezione in carta fatta al momento. Preferire imballaggi di
pasta,uova,biscotti,scatolame e molto altro in monomateriale
(evitando per esempio le scatole della pasta in cartone con la
finestrella in plastica per vedere meglio farfalline e conchiglie di
cui sappiamo comunque la forma, e quelle delle uova fatte di
plastica,ricoperte di carta,e poi,non si sa mai, di un altro strato
di plastica) facilita la differenziata e diminuisce il rifiuto. Anche
saponi e detersivi acquistati sfusi diminuiranno di un bel po' il
volume del bidone della plastica.Inoltre valutando il prezzo al kg, oltre a risparmiare avrete la possibilità si comprare più prodotto, e meno imballaggio.
Carne: Se
proprio alla fiorentina e al petto di pollo non si sa rinunciare, con
un po' di spirito d'indagine è facile sapere come,dove, e quando gli
animali che finiscono nei piatti sono stati allevati e macellati:
rifornendosi in realtà alternative a quelle industriali si può
mangiare carne con un maggior rispetto per natura,animali e per la
nostra salute.
Pesce:
Il “pesce etico” E' una delle bestie più rare da catturare al
supermarket. Quello d'allevamento è spesso stipato in vasche
sovraffollate e luride, nutrito con farine animali e divorato dai
parassiti, quello pescato,in molti casi,specie all'estero e in zone
dove i controlli sono scarsi, viene issato in barca devastando anche
l'ambiente circostante ( per pescare 1 kg di gamberetti si rigettano
in mare morti o moribondi 24 kg di altri animali marini) e lasciato
asfissiare. E' inutile chiedersi se il pesce che abbiamo nel piatto
ha sofferto per arrivare lì, la risposta è praticamente sempre sì.
Tuttavia, Il meno pregiato pesce di lago e fiume, e il pescato di
mare sotto severi controlli ambientali può essere un buon
compromesso fra gusto e coscienza.
Uova:
Se non avete la fortuna di conoscere qualche contadino che vi possa
procurare uova ruspanti, in negozio scegliete quelle bio, o almeno
allevate all'aperto, anche per i derivati: le uova da allevamenti “a
terra” indicano solo che le migliaia di galline stipate in
capannoni illuminati a giorno 24 ore su 24 sono ammassate in recinti
a pianterreno invece che su pile di gabbie di diversi metri.
Latte e formaggi:
Distributori di latte fresco e rivendite dirette di formaggi sono
sempre più a portata di mano, ma anche al supermercato è facile
selezionare latte e derivati prodotti in zona,secondo criteri etici,
e con caglio artificiale (quello naturale viene estratto dallo
stomaco dei vitelli)
Acqua: In
Trentino siamo fortunati. L'acqua del rubinetto è potabile e buona
quasi ovunque e prediligerla a quella in bottiglia risparmia un bel
po' di plastica alle discariche.
Cosmetici e prodotti per il corpo:
Non aspettatevi che le grandi
marche dichiarino sulle loro super trendy confezioni “ questo
shampoo è stato testato su un delizioso coniglietto bianco che ha
perso la vista, è raffinato dal petrolio e inquina ambiente e
corpo”.La regola è una sola: se non è espressamente dichiarato
sulla confezione ( ed anche in quel caso spesso, vale la pena
incrociare le dita) ogni
deodorante,dentifricio,shampoo,sapone,balsamo detersivo,cremina o
polverina sugli scaffali è SEMPRE testato inutilmente su animali e
spesso,la lista delle componenti è degna di un diserbante. Le
alternative sono possibili, ed è facilissimo trovare on line le
liste delle aziende etiche e di quelle senza l'ombra di rimorso.
In conclusione,LEGGERE L'ETICHETTA
sempre. Ingredienti inutili e cancerogeni come olio di palma, grassi
animali idrogenati, conservanti e coloranti sono anche dove meno si
pensa. La scelta comincia dall'informazione, e l'etichetta è la
prima pagina del giornale del mattino.
Per approfondire:
-La "Guida al consumo critico" edita da Emi, un must have nelle biblioteche BisbEtiche
-"Le Bugie nel carrello" di Dario Bressanini, per chi è in fuga da marchi, marketing e megadistribuzione.
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