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sabato 13 dicembre 2014

EU and Me

Storia di un’avventura europea

A volte, raramente, succede di incappare in un progetto che sembra scritto apposta per noi. E’ un colpo di fulmine, come con il lavoro dei sogni o una cotta delle superiori. Spesso ci buttiamo in questi progetti a capofitto, pieni di aspettative. Io sapevo dal primo momento in cui ho letto il bando che il progetto “Essere inEuropa” avrebbe dato nuova linfa al mio essere europea, nuovi argomenti alle mie conversazioni, nuovi spunti alla mia conoscenza. E così è stato.
Poteva essere solo un viaggio in pullman fino a Bruxelles, solo una visita guidata a qualche sala del Parlamento Europeo, solo una scusa per assaggiare la birra e la cioccolata belga. Ma per chi in quei cinque giorni, ha viaggiato con le antenne tese e sintonizzate sul cogliere quel sottotesto che va oltre le parole delle guide e i giochi di ruolo, c’è stato molto di più da scoprire.

Attraversare l'industriosa Germania e scoprirla fatta di campi e pale dell'eolico

Arrivare in una città europea in cui parlare inglese, francese, olandese e perfino italiano ed essere perfettamente capiti.Sentire un ecclesiastico scommettere su un Europa laica e delle religioni, al plurale.Conoscere i belgi , il loro umorismo e la loro voglia di vivere senza imposte, alle finestre e sugli stipendi.E in mezzo alle cattedrali lo sciopero di chi non vuole che sia cancellato il reddito di cittadinanza, anche per gli stranieri.Il problema dell'informazione e dell'immagine dell'Ue che continua a trapelare dalle parole di chi l'Europa la vive e la racconta.L'emozione di entrare nel cuore pulsante, della politica comunitaria, con tutti i suoi ingranaggi, scoprendo che meriterebbero una bella oliata.Attraversare 1,2,3,4,5,6,7 frontiere senza intralci, blocchi sentendosi liberi cittadini di questa Grande Europa.Scoprire che anche chi l'ha voluta, questa grandiosa istituzione, era un uomo comune, con passioni, desideri, e che pure ha dedicato la vita a quest'impresa. Che chi la guida oggi é un libraio che non disdegna un buon cognac e una sigaretta di nascosto.Vedere Colonia, una città rasa al suolo dalle bombe, rimessa in piedi a forza con il ferro e la pietra, senza dimenticare di farci inciampare in qualcuna di queste pietre che con un nome e una data questa storia la racconti.Conoscere persone, dimenticando età, provenienza, mescolando le idee, fondendo le esperienze, imparando gli uni dagli altri, dando e ricevendo, sognando di contare qualcosa nell'Europa futura, sentendosi per una volta unita ad altri da questo grande desiderio. 
Imparare il compromesso che serve per smettere di farsi la guerra, che la solidarietà non deve essere solo fra Stati ma anche fra cittadini, in quest'Europa fatta di chiese e bordelli, minareti e sinagoghe, di religioni, popoli, lingue e dialetti che sulla diversità ha costruito i pilastri della propria sopravvivenza.

Lo sento ora più che mai che l’europeizzazione passa per la consapevolezza e l’etica di ognuno dei suoi cittadini: ogni articolo che leggiamo, ogni informazione che passiamo, ogni meccanismo di cui diventiamo consapevoli è un mattone abbattuto dal quel muro che sta al confine fra Italia e Europa, fra me e noi, fra impegno e passività.

Se io, da un paesino dell'Italia, da una provincia della Grecia da una megalopoli del Nord Europa posso:
Avere la libertà di viaggiare fino ad Oslo senza mostrare un passaporto,
Sognare di lavorare, studiare e vivere a Bruxelles senza sentirmi una straniera.
Mangiare un muffin nei coffe shop di Amsterdam.
Cantare “bella ciao” fra le strade di Colonia.
Andare a Praga per un week end di beer tour.
Avere la possibilità di fare un Erasmus a Madrid.
Fare affidamento su una tutela più grande quando mi sento tradita dal mio Stato
Andare a fare volontariato in Romania.
Non temere la guerra.
È grazie all'Europa. Tutto ciò è grazie all’Europa. Quest'Europa che per la maggior parte dei suoi cittadini non vale lo sforzo di andare a votare alle elezioni, quest'Europa prigioniera della burocrazia, dei contentini alle lobbies e della politica fine a se stessa.

Chi se non noi, giovani cittadini, ha il dovere di onorarla e impegnarsi per liberarla dalle catene della spocchia degli Stati, della disinformazione e delle strumentalizzazioni?

A chi se non a noi sta il dovere di ricordare a chi auspica l'uscita dall'Europa che è a tutto questo che dovremo rinunciare?
Non lasciamo che facciano leva sulla nostra ignoranza, non lasciamo che ci convincano che ci sia sempre qualche istituzione più grande da temere e rispettare: sono i governi che dovrebbero temere i popoli, non il contrario.

 Il nostro impegno deve essere per un’Europa che investa sul sapere, più forte dei governi che vogliono tenerci nell’ignoranza e nel disprezzo.
Il nostro impegno deve essere per un’Europa verde, più forte dei governi che ci offrono solo cemento e petrolio.
Il nostro impegno deve essere per un’Europa che offra a tutti noi un lavoro degno, più forte dei governi che svendono i nostri diritti.
Il nostro impegno deve essere per un’Europa sempre più democratica, più forte dei governi che vogliono imporre ai più la legge dei meno.
Il nostro impegno deve essere per un’Europa che difenda la libertà di pensiero e di azione, più forte dei governi chi ci minacciano con manganelli e zone rosse.
Il nostro impegno deve essere per un’Europa giusta, più forte dei governi che si riempiono di criminali e mafiosi.
Il nostro impegno deve essere per un’Europa che ricordi la storia, più forte dei governi che sperano nell’oblio.
Il nostro impegno deve essere per un’Europa con una lingua, una costituzione e una bandiera, più forte dei governi che credono solo nelle proprie.
Il nostro impegno deve essere per un’Europa ancora più pacifica, più forte dei governi interventisti per interesse.
Ambiente, lavoro, identità, educazione, democrazia, giustizia, libertà, pace, questi sono stati i sogni delle passate generazioni politiche stremate dalla guerra e sono, oggi, le nostre necessità.
Europee ed Europei, di altre lingue, e di altre nazioni: fate che queste richieste si diffondano fra tutte le donne e gli uomini di questa Europa.

Liberamente ispirato al manifesto "Para Todos Todo" del Sub Comandante Marcos.


Grazie al Servizio Europa della Provincia di Trento, che ha ideato il progetto, al  Movimento Punto Europa, alle politichegiovanili del Comune e della Provincia di Trento,alla Regione Trentino per il sostegno e a tutti i compagni di viaggio che hanno reso possibile e unica quest’avventura.


Ecco alcuni link per essere più consapevoli di ciò che succede in Europa e delle possibilità che ci offre!

http://ec.europa.eu/

http://www.eunews.it/

http://www.erasmusprogramme.com/

http://serviziovolontarioeuropeo.it/

venerdì 25 ottobre 2013

Midollo osseo: quando salvare una vita costa troppo e non vale abbastanza

La generosità a volte non basta. Gli aspiranti donatori di ADMO sono bloccati da più di un anno: i test costano troppo e intanto le banche dati si svuotano.


In Trentino, nella nostra isola felice in cui tutto funziona, la mala sanità viaggia su una altro livello.
Lungaggini burocratiche,L'Aziende Sanitaria in altre faccende affaccendata, fondi regionali carenti hanno bloccato da oltre un anno i prelievi di sangue necessari per inserire i potenziali donatori di midollo osseo nel database internazionale che permette ai malati di leucemia,tumori e anemia  di aumentare le possibilità di un trapianto.
Lo confermano, a bocca storta, dall'APSS di Trento,più convinti dalla sede centrale di ADMO e dalla presidenza di ADMO Trentino, ma lo confermano soprattutto gli aspiranti donatori che aspettano,alcuni dal 2010, di poter effettuare il test di tipizzazione, ovvero di mappatura genetica, necessario per entrare a far parte della banca dati.
Sono oltre 650, solo in Trentino.
Mille secondo i dati ADMO in Lombardia, altrettanti in Piemonte.
Il numero a livello nazionale ammonterebbe a diverse migliaia.
Non è solo un problema locale dunque, ma da qualche parte il bubbone doveva scoppiare. E il caso ha voluto che proprio in Trentino un aspirante donatore, avvisato dalla segreteria ADMO che purtroppo per effettuare il prelievo potrebbe passare più di una anno (un altro), ha voluto raccontare la sua storia.
“In trentino abbiamo quasi 300 donatori all'anno, e abbiamo i volontari più giovani d'Italia- ha raccontato la vice presidente ADMO Trentino Ivana Lorenzini- eppure siamo costretti a farli attendere,ancora e ancora, e io sono veramente costernata, dispiaciuta e amareggiata, stufa di ricevere lettere e e mail di volontari che lamentano questo disagio.”
E' una questione di soldi, ancora una volta. Le strutture nei laboratori trentini ci sono, quello che manca è la voglia di investire (e questa è una scelta che sta ad ogni regione)nei nuovi tipi di test.
“ La legge europea recepita a livello nazionale impone un'analisi in alta definizione, molto costosa specialmente per le piccole realtà- ha spiegato ancora Ivana Lorenzini- ora è necessario valutare tutti e quattro i livelli di compatibilità, non più solo i primi due. Come associazione non abbiamo i fondi per pagarli di tasca nostra,e i contributi regionali non arrivano. Dall'APSS dicono che stanno lavorando, ma evidentemente non a questo. Abbiamo donatori fermi dal 2010.”
A mettere i bastoni fra le ruote all'importantissimo lavoro di ADMO ci pensano tanti fattori, nuove norme, borse di studio che finiscono, fondi che calano.
Tanti cittadini privati contribuiscono con donazioni, con il 5 per mille, ma spesso proprio dalle amministrazioni manca il sostegno necessario e intanto la lista dei malati in attesa di midollo si allunga.
Oggi una nuova “tavola rotonda” fra APSS e ADMO potrebbe sbloccare questa situazione, decidendo se mandare i campioni di sangue fuori regione, per effettuare i test in centri più grandi, o se finalmente investire per realizzarli in loco. Per i potenziali donatori comunque, ci vorrà almeno un altro anno per uscire da questo limbo.
Per un malato di leucemia, o di altre malattie potenzialmente curabili con le cellule staminali contenute nel midollo osseo la probabilità di trovare un donatore compatibile è molto bassa, una su 100.000 fuori dal nucleo famigliare.
Per questo è vitale che nelle 51 banche dati internazionali ci siano più potenziali donatori possibili.
E se qualcuno delle migliaia di aspiranti donatori trentini e italiani che da anni aspettano di essere inseriti nelle liste fosse proprio quell'uno su 100.000?
E se qualcuno fra “color che son sospesi” in questi anni di languire burocratico, avesse potuto salvare una vita?
Non c'è modo di saperlo, ma è necessario che associazioni,aziende sanitarie e Regioni si impegnino per risolvere questa situazione drammatica.
Penso se ad essere malato fosse mio figlio,mia madre, mio fratello.
Nella ricerca disperata di un donatore, potrei accontentarmi degli “E se...?”.

mercoledì 21 agosto 2013

Una società che è la fine del mondo.


Altro che fine del calendario maya, ecco come la razza umana si estinguerà.

Che l’armageddon sia uno dei temi preferiti all’interno nella nostra cultura non si piò negare. Abbiamo sentito innumerevoli, profezie, pronostici e dibattiti. Visto migliaia di film, decine di documentari immaginato centinaia di mondi apocalittici e post apocalittici. Ma a spazzare via il genere umano dal globo molto probabilmente non sarà né un virus letale, né il riposizionamento dei poli magnetici, né un asteroide, né un attacco di cavallette intergalattiche né un’apocalisse di zombie (peccato, a quella ero già pronta).

In una realtà tristemente molto più semplice  la fossa ce la stiamo scavando da soli. Il 20 agosto è stato        l’ ”Earth overshoot day”  del 2013, che non è il nome di una festa trasgressiva in un locale di Amsterdam, ma il giorno in cui secondo il GlobalFootprint Network abbiamo iniziato a consumare più risorse di quante ne disponga il pianeta terra.

Questa data si ottiene confrontando le risorse terrestri con il consumo che ne viene fatto all’interno di un’equazione: capacità biologica mondiale/consumo ecologico mondiale moltiplicato per 365. La data che si ricava è approssimativa, ma in situazione di parità dovrebbe risultare un rapporto 1:1, che significherebbe che consumiamo il 100%di ciò che la Terra mette a disposizione senza andare in debito.

Quest’anno però il rapporto si è spostato verso l’ 1:1,5, fissando l’Overshoot Day ad agosto, il che significa che stiamo consumando un pianeta  e mezzo di risorse all’anno. Di questo passo, nel 2050 avremo bisogno di due Terra per offrire abbastanza acqua, aria e cibo all’intera popolazione mondiale.

Lo scenario, è degno dei più catastrofici kolossal hollywoodiani: i cambiamenti climatici già percepibili aumenteranno esponenzialmente con conseguente desertificazione di aree sempre più vaste, la stragrande maggioranza delle specie animali si estinguerà, le verdi foreste pluviali saranno un lontano ricordo, così come la società che conosciamo. L’impoverimento del pianeta farà schizzare alle stelle i prezzi delle materie di prima necessità, si finirà con l’uccidersi a vicenda per acqua, cibo ed aria. Le conseguenze, guerra, fame, malattia e morte, galoppano verso di noi più velocemente del previsto.

I mercati emergenti, Cina in testa, sono i responsabili principali del saldo in negativo del conto con la Terra, ma a guardare bene l’intero pianeta è corresponsabile: la Tigre Asiatica produrrà pure il 75% dell’anidride carbonica totale, ma il 30% di questa è causata dalla produzione di prodotti per l’esportazione. Complessivamente, l’80% della popolazione mondiale vive in stati che consumano più di quanto il loro territorio sia in grado di produrre.

Questo è il prezzo del benessere: meglio stanziare, come ha fatto un potente industriale sudafricano, centinaia di milioni di dollari per la colonizzazione di Marte continuando a spremere a morte il nostro pianeta, piuttosto che rinunciare alla seconda macchina per famiglia, alla bistecca tutti i giorni, ai viaggi low-cost.

E’ davvero questo quello che la nostra grande razza umana, con la sua tecnologia, il suo intelletto, la sua cultura, è in grado di fare? Spostarci di zona fertile in zona fertile prosciugandola fino a quando nulla resterà? Parafrasando un grande film sulla fine del mondo “c’è solo una forma di vita che si comporta così, una sola. I batteri.”

Forse, a salvare la Terra sarà la Terra stessa, comportandosi come un organismo con un’infezione estesa e trovando una via per sopprimere la “piaga umanità”. Forse ci consumeremo lentamente, mentre i più ricchi migrano verso mondi lontani guardando i nostri figli morire di fame, di sete, o senza aria.

Una cosa è certa, non sarà rapido come un’esplosione atomica, come l’impatto con un meteorite, e non sarà indolore. Non basterà barricarsi in un centro  commerciale armati fino ai denti, nascondersi in cantina con le provviste, aspettare che l’eroe di turno trovi una cura per il virus letale.

Qui, l’unico eroe che può fare la differenza è ognuno di noi, imparando a consumare ciò che ci è concesso, non ciò che ci spetta perché siamo anti in questo emisfero. Imparando che l’equità e l’uguaglianza sono due cose diverse, che “decrescita” è una parola facile da dire quanto “crescita”.
Per il resto, siamo solo un puntino nell’universo, e nessun angelo dalla spada guizzante verrà a salvarci dal destino che ci siamo meritati, giorno  dopo giorno.

mercoledì 31 luglio 2013

Corrotti d'Italia: se berlusconi è colpevole chi sono gli innocenti?

Considerazioni e mugugni attorno all'illusione della condanna a Silvio.



Mi sono fatta prendere anch'io dalla frenesia per la sentenza definitiva sulla frode fiscale di Berlusconi.
Per qualche ora ho incrociato le dita sperando di vedere finalmente in galera un delinquente che delinque fingendosi anche paladino dei giusti.
Ho scongiurato per vedere finalmente quella dentiera sorridente, quella faccia da deretano in plasticone dietro le sbarre o in fuga ad Hamamet.
Ma poi, nel giro di qualche ora,l'entusiasmo ha iniziato a scemare.
Ho riportato in cantina la bottiglia di vino che mio padre aspetta di stappare dal '94.
Non perchè pensi che San Silvio se la caverà anche sta volta, magari alla fine lo condannano davvero, chissà.
Solo mi sono resa conto di quanto illusorio sia aspettare in grazia la condanna, sociale più che giudiziaria, di un un metro e cinquanta di ometto che la condanna, al reso degli italiani, la sta facendo scontare da vent'anni.
Berlu cadrà probabilmente in piedi su quelle gambette corte, si luciderà la pelata e andrà a farsi qualche ragazzina in Sardegna sfoderando la bandana nuova come ogni estate.
Eppure per questo processo si stanno spendendo fiumi di inchiostro, giorni di dirette televisive, kilometri di carta stampata, migliaia di battutine da bar e sproloqui fra amici alla terza birretta.
Ma mentre si faceva il totopena sul processo Ruby, mentre si puntavano tutti i riflettori sulla testa di Berlusconi (con attenzione all'effetto gibigiana) sono passati sotto silenzio processi e casi giudiziari ben più importanti, e reati più vergognosi:

Le scarcerazione degli agenti di polizia che hanno massacrato Federico Aldrovandi, che nel 2005 hanno ammazzato di botte, spezzandogli tre manganelli sulla schiena e sul cranio,un ragazzo di 19 anni durante un controllo di routine.
I sindacati di categoria hanno avuto anche il coraggio di dargli il bentornato, io personalmente sarò un po' più in ansia ogni volta che vedrò una divisa e un manganello.

L'assoluzione dei poliziotti che erano indagati per il caso Cucchi, geometra romano trentunenne morto mentre era sotto custodia cautelare, con gli occhi pesti, le echimosi in volto,senza la possibilità di telefonare alla propria famiglia. I medici sono stati condannati, evidentemente decisivi per la dipartita di Stefano i colpi di stetoscopio e di abbassalingua.

27 suicidi e 57 morti in cella nelle carceri nell'ultimo semestre. Ma nessuno era stato invitato al bunga bunga quindi niente edizione straordinaria per loro.

L'estradizione dalla Spagana di Francesco Puglisi, che a Rebibbia dovrà scontare, come altri nove ragazzi, quattordici anni di carcere per “devastazione e saccheggio” nel corso del G8 del 2001 di Genova. Colpirne uno per educarne cento diceva una volta un altro celebre pelato, quattordici anni di galera non sono certo un castigo lieve (Berlu in tutto non ne rischia più di quattro) mentre le circa 200 denunce per percosse a manifestanti da parte delle forze dell'ordine sono state archiviate, indultate o sono andate prescritte. Anche quelle per la mattanza alla scuola Diaz.

Sono solo pochi esempi di quello che veramente sta andando storto nella giustizia e nella società italiana.
Quello che vent'anni di berlusconismo hanno lasciato a questo paese è molto peggio di un conflitto di interesse, dei senatori corrotti, di uno Stato frodato.
Mi guardo in giro, in mezzo a una generazione che sta diventando sempre più arrivista, razzista, iniqua, ipocrita e disposta a tutto: il problema non è Silvio Berlusconi, sono i milioni di Italiani che, più o meno apertamente, non solo non si preoccupano del fatto che il tre volte presidente del consiglio l'abbia fatto o no, ma addirittura pensano che se l'avesse fatto, avrebbe fatto bene a rubare, mentire, corrompere, spergiurare e scopare sedicenni, perchè loro farebbero lo stesso.

Preoccuparsi che Berlusconi finisca in galera adesso è come agitarsi per l'estrazione di un dente marcio quando la cancrena ha ormai invaso tutta la mascella, tutto il cranio e gran parte del corpo.

Prima o poi, certamente, ci libereremo del sempiterno Silvio, ma spurgare questa piaga di menefreghismo dilagante, di corruzione d'animo imperante, di assuefazione all'ingiustizia,sarà un processo lungo e magari fallimentare.

Non so quanto l'infezione sia estesa, ma mi sento come un piccolo globulo bianco che lotta come un matto contro la peste bubbonica: ho voglia di mollare e di andarmene da questo organismo in rovina, ma so che se quello che resta delle difese prendesse questa decisione, di questo paese non resterebbe altro che una carcassa,pronta a imputridire.


venerdì 26 luglio 2013

Heil Phone:Il cellulare che uccide più di Hitler

Qualche giorno fa i possessori di smartphone di tutto il mondo si sono allarmati al parossismo alla notizia di un telefono di nuova generazione che aveva ucciso una ragazza cinese con una scossa elettrica.
L'idea di un cellulare killer sembra proprio non essere andata giù alla maggioranza dei cybernauti che hanno guardato con sospetto il proprio satinato touch screen.
Per almeno cinque minuti.
Eppure,la gran parte dei telefoni cellulari, dei tablet dei videogiochi e delle videocamere sono costruiti sulla pelle di milioni di persone.
Il Coltan, lega di colombite e tantalite, è uno dei conduttori principali dei chip alla base dell'elettronica moderna, ed attorno alle sua estrazione dal 1998 in Congo si sta consumando il più grave etnocidio dalla seconda guerra mondiale.
Nello stato africano, dove si stima riposino oltre il 60% delle riserve del minerale, le possibilità di guadagno derivanti del materiale, il cui costo è passato dai 2 euro a kilo dal 1994 ai quasi 600 di oggi, hanno originato scontri interni, violenze e uno stato costante di sfruttamento della popolazione e del territorio responsabili di un numero di morti che varia dai quattro agli otto milioni in quindici anni,a seconda delle stime.
Una media di 38.000 persone ogni mese vengono uccise principalmente dalla malnutrizione e dalle conseguenze dello sfruttamento intensivo all'interno delle miniere di sabbia nera: le malattie derivanti dalla continua esposizione alle polveri senza adeguate protezioni falcidiano adulti e bambini,impiegati nei cuniculi in regime di semi schiavitù per una paga di nemmeno 10 centesimi al giorno.
Il coltan,che emette radiazioni, causa tumori e malformazioni anche negli abitanti dei villaggi sorti nelle vicinanze dei siti di estrazione che stanno sventrando gran parte del territorio congolese.
I guerriglieri ribelli uccidono, stuprano e rapiscono i minatori nel tentativo di accaparrarsi il potere sui giacimenti, col bene placido delle multinazionali occidentali che finanziano con armi ed approvvigionamenti gli eserciti irregolari, alla ricerca dell'offerta al prezzo più basso.
Le estrazioni illegali alimentano non solo un conflitto senza precedenti per numero di morti e rifugiati, ma contribuiscono anche alla deforestazione ed alla conseguente estinzione di numerose specie animali fra quali il gorilla di montagna: in Congo ne sopravvivono solo 600 esemplari.
Nel libro denuncia “Blood Coltan” Alberto Vazquez-Figueroa addita Motorola Nokia e Siemens come le compagnie più “cattive”, ma il materiale, diffuso anche in dvd, pc,armi,apparecchi medici e fibra ottica, insanguina il buon nome di quasi tutti i big dell'elettronica.
Anche se Apple e Samsung dichiarano di pretendere dai produttori certificati che attestino la provenienza del minerale da zone di estrazione controllate in Usa, Russia e Thailandia i documenti sono solo autocertificazioni e quindi facili alla contraffazione.
Solo la H.C Starck, affiliata di quella Bayer chimici che si è resa artefice,oltre che dell'aspirina, dello sciroppo per la tosse all'eroina e dei veleni per le camere a gas naziste, è stata finora apertamente accusata di aver finanziato la guerra in Congo, ma la lista di compagnie che si sono avventate come avvoltoi sui nuovi giacimenti scoperti in Amazzonia, pronte a smembrare la foresta ed estirpare le tribù autoctone, è lunga e ricca di nomi altisonanti.
Dal 2012 Greenpeace sta spingendo affinchè le aziende garantiscano la provenienza del Coltan da zone di pace, ma solo un'informazione e un impegno crescente dei consumatori potrà cambiare la situazione.

Questa denuncia potrà sembrare ipocrita,scritta e magari letta proprio sullo schermo di uno smartphone, ma la consapevolezza è il primo passo per allontanarsi da un futuro che altrimenti si ergerà sulle ceneri nere di popoli interi oltre che della nostra coscienza.

giovedì 18 luglio 2013

La scelta negata - quando avere un utero diventa una sfida.

Oggi come oggi, da questo lato del globo non possiamo lamentarci più di tanto del potere che le donne hanno sugli uomini.
Siamo circondate da donne potenti, prime ministro, segretarie alla difesa, ministre, capitane d'industria.
La stragrande maggioranza delle donne ha la possibilità di studiare e lavorare, abbiamo perfino le quote rosa in politica.
Sono certa che per i portatori di cromosomi XY, dovremmo ringraziare e non disturbare il manovratore.
Ma chissà perchè, a guardarsi un po' in giro, a fare zapping in tv, a leggere un giornale salta agli occhi il fatto che, come sempre, fra i proclami e la realtà c'è ancora una distanza siderale.
Ci sono donne che hanno potere sugli uomini, non c'è dubbio. Quello che ci manca è il potere su noi stesse, sui nostri corpi, sulle nostre scelte.
E' un pugno allo stomaco la storia di una ragazzina di 17 anni che rischia di morire dopo aver preso una dose altissima di pillole contro l'ulcera per provocarsi un aborto.
Nel 2013, in Italia, dove sulla carta una legge garantisce ad ogni donna, anche alle minorenni, di interrompere una gravidanza mantenendo l'anonimato, l'obiezione di coscienza di medici voltagabbana, il giudizio di moralisti e pro vita, la disinformazione sulle procedure burocratiche e cliniche rischiano di riportarci ai tempi degli attaccapanni, dei ferri da calza e delle pompe da bicicletta.
Ma prima di ritornare dalle mammane, di imbottirsi di marmellata lassativa, di bere decotti di prezzemolo rischiando di morire per le infezioni, per le emorragie che le violente contrazioni procurate dai metodi abortivi risalenti al medioevo possono provocare, è bene ricordare come stanno le cose, almeno per ora, in Italia.

Prima di tutto la prevenzione: anche per le più giovani preservativi e altri contraccettivi sono a disposizione nei consultori, farsi prescrivere la pillola, il cerotto o l'anello anticoncezionale è un diritto da far valere anche con il medico curante, senza l'obbligo di visite interne.

Se un incidente o una leggerezza aumentano il rischio di una gravidanza indesiderata la "pillola del giorno dopo" Norlevo previene l'installazione dell'ovulo eventualmente fecondato nell'utero se assunta tempestivamente. NON E' UN ABORTIVO, FARMACISTI E MEDICI NON POSSONO FARE OBIEZIONE DI COSCIENZA per la prescrizione o la somministrazione. Se adducono questa scusa, potete chiamare i carabinieri. Non è comunque da considerare un contraccettivo, la pdg ha un forte impatto sull'organismo, come assumere in un colpo solo una decina di pillole anticoncezionali.

Se una gravidanza non voluta capita comunque le scelte sono poche: aborto o adozione. Per molte donne, giovani o meno, l'idea di portare avanti una gravidanza che si concluda con un'adozione è troppo dolorosa, per alcune è rischioso rivelare la propria condizione. Qualsiasi sia il motivo per cui una donna sceglie di interrompere una gravidanza, qualsiasi sia la sua estrazione sociale, la sua età, l'interruzione volontaria di gravidanza è un diritto, e come tale deve essere rispettato. Col sostegno dei consultori e la firma di un giudice tutelare anche le minorenni possono abortire in completo anonimato, senza coinvolgere i genitori. Nessuna donna è tenuta a dare spiegazioni su come sia avvenuto il concepimento, non sono solo le vittime di violenza a non volere un figlio.
Non voler portare a termine una gravidanza ad un certo punto della propria vita non significa essere delle poco di buono, delle egoiste , non significa che non si potrà avere una famiglia in futuro.
Chi cerca di convincerci del contrario è un falso. 
Non siamo solo un contenitore per una futura vita, sono prima di tutto le donne il corpo e l'anima che vanno tutelate.
L'IVG è un intervento che deve essere garantito in maniera gratuita e tempestiva, alla faccia degli obbiettori che tante volte nelle loro cliniche private non fanno una piega ad eseguire aborti,anche tardivi.

Decine, centinaia, migliaia di donne lottano da secoli per permettere a noi donne del 2000 di scegliere per noi stesse. Nel lavoro, nella politica, nella nostra intimità.

Decine, centinaia. migliaia di donne lottano anche oggi per le libertà di pensare, di studiare, di esprimersi,di lavorare e di agire senza dover render conto agli uomini o ad una società maschilista destinata a decadere.

Decidere del nostro corpo significa decidere del nostro futuro.

Mi guardo indietro e vedo Saffo, Ipazia, Artemisia Gentileschi, Anna Bolena, Marie Curie, Evita Peron e Rosa Parks, vedo le partigiane che hanno combattuto e si sono fatte torturare e uccidere da ogni fascismo, le manifestazioni delle donne negli anni '70 per il divorzio e il diritto di scegliere, e non ho dubbi sulla forza che il nostro genere possiede, al di là del Minettismo ,del Mignottismo e delle orgettine.

Non ho dubbi quando leggo le storie di Hawa Abdi,la dottoressa somala che da una stanza dove assisteva le donne dalla prevenzione al parto ha costruito un ospedale attorno al quale è sorta una città.
Non ho dubbi vedendo la determinazione negli occhi di Malala Yousafzai, la ragazzina sopravvissuta ad un proiettile talebano che voleva zittire la sua richiesta di un diritto allo studio , quando dice "Non mi fermerete"

Per tutte le donne che hanno lottato, per ogni ragazza a cui i propri diritti sono negati non possiamo cedere nemmeno di un millimetro sui diritti che le nostre mamme e le nostre nonne si sono guadagnate con le unghie e con i denti.

La crociata antiabortista che sta prendendo piedi negli Usa e in Europa è solo un patetico tentativo di tarpare le ali ad una generazione di donne indipendenti e consapevoli di sè, trasformando la maternità, la nostra più grande ed esclusiva risorsa, in un giogo con cui tenere sotto controllo questa parte della società.

Non possiamo tornare indietro,non ora, perchè una nuova società, pronta a pretendere i propri diritti sociali,politici e civili, è pronta  a nascere.

E speriamo che sia femmina.